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domenica 9 maggio 2010

UE: Corte di giustizia per l'Italia sulla gestione dei rifiuti


La Commissione si accinge ad adire la Corte di giustizia delle Comunità europee contro l'Italia in merito all'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. Si appresta inoltre a inviare un primo avvertimento per la mancata esecuzione nel Lazio della sentenza con cui la Corte di giustizia ha sancito che l'Italia è venuta meno all'obbligo di adottare piani regionali di gestione dei rifiuti. Se l'Italia non si conformerà, la Commissione ha il potere di chiedere alla Corte l'imposizione di ammende.
Per l'emergenza che ha colpito Napoli e la Campania, dove i rifiuti non raccolti e i roghi hanno rappresentato una grave minaccia per la salute e per l'ambiente, a causa della propagazione di malattie e dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo, la Commissione ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia nel giugno dello scorso anno per violazione della direttiva quadro UE relativa ai rifiuti, ha inviato un ultimo avvertimento il 1° febbraio 2008 ed ha effettuato una missione di accertamento a Napoli e nelle zone circostanti.
Anche se l'emergenza si è ridotta, la Commissione ritiene che le misure adottate non siano adeguate per risolvere nel lungo periodo il problema dei rifiuti nella regione. Un nuovo piano di gestione dei rifiuti per la Campania è stato adottato alla fine del dicembre 2007, ma alla Commissione risulta che il precedente piano, adottato più di un decennio fa, non è stato mai correttamente attuato.
Inoltre, le autorità italiane si sono rivelate incapaci di indicare un calendario chiaro per il completamento e la messa in servizio degli impianti di selezione, delle discariche, degli incineratori e delle altre infrastrutture necessarie per risolvere i problemi dei rifiuti che affliggono la regione.
Per questi motivi, per la mancata osservanza della direttiva quadro sui rifiuti, la Commissione ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia delle Comunità europee.
La direttiva impone, tra l'altro, agli Stati membri di assicurare che i rifiuti vengano raccolti o smaltiti senza pericolo per la salute umana, di vietare l'abbandono o lo smaltimento incontrollato dei rifiuti e di creare una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento.
Per il Lazio la Commissione si accinge a inviare all'Italia una prima lettera di avvertimento ai sensi dell'articolo 228 del trattato in merito alla mancata adozione da parte della Regione Lazio del piano di gestione dei rifiuti. L'articolo 228 si applica quando uno Stato membro non ha dato piena esecuzione ad una sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. L'articolo attribuisce alla Commissione il potere, dopo l'emanazione di due avvertimenti, di deferire lo Stato membro alla Corte una seconda volta e di chiedere che vengano inflitte ammende.
Nel giugno 2007 la Corte di giustizia ha condannato l'Italia per l'assenza dei piani di gestione dei rifiuti di alcune regioni e provincie. I piani sono obbligatori ai sensi della direttiva quadro sui rifiuti e della direttiva sui rifiuti pericolosi. L'Italia ha successivamente adottato i piani di gestione dei rifiuti per tutte le regioni e provincie interessate, ad eccezione del Lazio.
Le procedure comunitarie prevedono che la Commissione ha la facoltà di procedere nei confronti di uno Stato membro che
non adempie ai propri obblighi (articolo 226 del trattato).
che non si sia conformato ad una precedente sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (articolo 228).
Può inoltre chiedere alla Corte di infliggere sanzioni pecuniarie allo Stato membro interessato.
Le ultime statistiche generali sulle infrazioni sono disponibili sul sito: http://ec.europa.eu/environment/law/index.htm(Fonte: Europe Press Releases)


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mercoledì 5 maggio 2010

Dirigenti in Sicilia, Cga: “il concorso va ripetuto”

Concorso per Dirigenti Scolastici:
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«Al dirigente dell’Usr Sicilia il compito, quindi, di fissare le nuove date per l’espletamento delle prove scritte del concorso»

Altro “colpo di scena” nella vicenda del concorso a dirigenti scolastici avviato nel 2004: il Consiglio di giustizia amministrativa della regione Sicilia annulla le ordinanze del Tar di Palermo che avevano sospeso il provvedimento di avvio del nuovo concorso e la nomina della nuova commissione.
Continua la “querelle” sul concorso per dirigenti scolastici che da una parte vede i vincitori del concorso del 2004 (mantenuti nell'incarico e nelle rispettive sedi fino all'espletamento della nuova procedura concorsuale, con inevitabili disagi per chi ritiene di non avere alcuna colpa nelle questioni che hanno portato all’annullamento del suddetto concorso) e dall’altra candidati che intendono tutelare la propria posizione.
Con l’ordinanza n. 81 dello scorso 28 gennaio, il Tribunale amministrativo siciliano - sezione di Palermo - aveva sospeso il provvedimento (decreto dell'Usr Sicilia prot. n. AOO.DIRSI.REG.UFF.245 dell'8 gennaio 2010) che avrebbe dovuto dare l’avvio alla rinnovazione della procedura concorsuale di cui al D.D.G. 22/11/2004, annullata dallo stesso Cga. Praticamente, il Tribunale, accogliendo la richiesta di un gruppo di candidati vincitori del concorso, aveva ritenuto illegittima la determinazione dell’Uffico scolastico regionale di procedere alla ripetizione delle prove scritte del concorso, in quanto secondo il Tar sarebbe stato sufficiente per eseguire correttamente le decisioni del Cga (Consiglio di giustizia amministrativa) provvedere soltanto alla rivalutazione di tutti gli elaborati scritti presentati dai concorrenti nel 2006, purché venisse mantenuto l’anonimato.
Adesso, con le ordinanze n. 399 e n. 400 dello scorso 27 aprile, il Cga della Sicilia, accogliendo i ricorsi in appello, ha annullato le ordinanze n. 81/2010 e n. 96/2010 con le quali il Tar di Palermo aveva di fatto sospeso il provvedimento di avvio del nuovo concorso e la nomina della nuova commissione.Nella motivazione, il Cga della Sicilia dichiara che “appaiono interamente travisati i chiari contenuti della decisione emessa da questo Consiglio di Giustizia in sede di esecuzione di giudicato di cui costituisce ottemperanza il provvedimento oggetto della misura cautelare”. Accogliendo il ricorso, il Consiglio di giustizia amministrativa dispone, in riforma dell’ordinanza impugnata “la reiezione dell’istanza cautelare” proposta in primo grado: “l’Amministrazione Scolastica è tenuta a conformarsi alla decisione emessa in sede di esecuzione di giudicato, e, pertanto, l’ordinanza impugnata deve essere riformata nel senso della reiezione dell’istanza cautelare proposta in primo grado”.
Al dirigente dell’Usr Sicilia il compito, quindi, di fissare le nuove date per l’espletamento delle prove scritte del concorso.
(di A.T)
Fonte La Tecnica della Scuola 04/05/2010
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